• Giglio Reduzzi

Allungata la vita a Draghi

Come l’epidemia ha dato un anno di vita in più al governo Conte, immagino che la vicenda ucraina darà qualche mese in più al governo Draghi.

Con la differenza che mentre il primo ci godeva, quest’ultimo probabilmente ci soffre e non vede l’ora che passi la nottata.

Le dimissioni di Mario Draghi prima del termine non farebbero meraviglia a nessuno.

Non solo (e non tanto) per le ragioni che si stanno raccontando (frustrazione per il mancato upgrading al Colle, doppio gioco di alcuni ministri), quanto per l’ambigua ed insolita composizione del suo governo.

Una compagine governativa che vede la compresenza allo stesso tavolo di ministri capaci scelti da Mario Draghi e di ministri incapaci ereditati dal passato o calati dall’alto.

Un mix di carne e pesce che alla lunga non può funzionare.

E’ evidente che Mario Draghi avrebbe dovuto ricevere carta bianca, cioè la libertà di scegliere i ministri a suo piacimento.

La verità è che il termine “tecnico” (chissà perché) faceva paura. Quasi che il discrimine non fosse tra “capace” ed “incapace”, ma tra “tecnico” e “politico”. Ed allora si è preferito qualificare il nuovo governo come “politico”, senza che lo fosse davvero.

Ed ora, di questo pasticcio, ne pagheremo tutti le conseguenze.

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