• Giglio Reduzzi

Andiamo su Marte?

Ieri ho visto, su Focus, un programma sulle attività che alcune agenzie spaziali stanno svolgendo con lo scopo di mandare uomini sul pianeta Marte e, successivamente, di colonizzarlo.

Sarà che io sono lontano anni luce dal mondo dei sogni, ma a me questa idea di andare a vivere stabilmente lontano dalla Terra, più che un sogno, è sempre parsa come una follia.

Convincimento che si è ulteriormente rafforzato dopo aver pazientemente ascoltato l’elenco di tutti gli ostacoli che, a detta degli scienziati, l’uomo incontrerà sulla strada di questa conquista.

A parte la durata del viaggio, che, con i mezzi attuali, non potrà essere inferiore ai due o tre mesi, c’è il fatto che, arrivati là, non troveremo neppure l’aria da respirare.

Ci sarà solo quella che ci saremo portati da casa, in bombole analoghe a quelle che i sopravvissuti al COVID-19 non ricordano volentieri.

Poi naturalmente non troveremo l’acqua, la flora, la fauna, ecc.

Insomma troveremo un ambiente così desolato da far apparire il deserto del Sahara come una terra brulicante di vita.

A questo punto mi viene in mente la classica domanda: chi ce lo fa fare?

Io capirei il progetto di andare su un pianeta così inospitale solo se ci fosse una reale urgenza di farlo, ma fintanto che i deserti della Terra rimangono, per l’appunto, deserti, non vedo la necessità di dare esecuzione ad un progetto del genere.

Forse non è un programma folle come lo immagino io, ma certamente è molto lontano dall’essere prioritario.

Lo spirito di conquista che alberga nell’animo dell’uomo non basta, a mio parere, per giustificare l’enormità dei costi previsti.

A mio avviso, prima di colonizzare Marte, dovremmo rendere abitabili le molte zone della Terra che ancora non lo sono.

Sarebbe un compito molto più semplice.

Lo dimostra la storia degli Emirati Arabi Uniti.

Alcuni decenni or sono erano sette città circondate da nulla che non fosse sabbia.

Ora lungo la strada che porta dall’aeroporto al centro di Abu Dhabi vedi anche delle palme.

Prima vedevi solo cartelloni pubblicitari.

Per andare da una città all’altra non devi più portare la bottiglia d’acqua, come si faceva una volta, perchè adesso c’è acqua in abbondanza ovunque.

Pare che la trasformazione del deserto in terreno coltivabile abbia comportato anche un benefico mutamento climatico, per cui ora anche le piogge non sono più un raro evento, come lo erano alcuni decenni fa.

Ecco quello che a mio parere occorre fare prima di andare su Marte.

Meditate, gente, meditate.

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