• Giglio Reduzzi

Chiese dormitorio

Poco tempo dopo essere stato eletto al soglio pontificio, papa Francesco invitò tutti i parroci europei a farsi carico del fenomeno migratorio accogliendo ciascuno una famiglia di immigrati.

Quasi nessuno l’ascoltò.

Un po’ perché i destinatari del messaggio non tardarono a rendersi conto che in realtà non si trattava di famiglie, ma solo di giovani maschi, peraltro di una diversa cultura e religione; un po' perché non sapevano dove metterli; un po’ perché l’invito del Papa era decisamente troppo vago, dato che non precisava né la durata dell’accoglienza, né sin dove questa dovesse spingersi (solo cure materiali o anche assistenza spirituale); ecc. ecc.

Fatto sta che il messaggio rimase lettera morta.

Per fortuna!

Infatti è molto probabile che, se fosse stato recepito, oggi ci troveremmo di fronte a molte più chiese trasformate in dormitori di quante, con profondo sbigottimento di noi vecchi bigotti, siamo costretti a vedere oggi, per l’incauta iniziativa di alcuni parroci.

Noi vecchi cattolici siamo infatti dell’idea che la Casa di Dio non possa essere trasformata in dormitorio in nessun caso, specialmente se, accanto alle chiese, dovessero esserci centinaia di seminari e conventi vuoti (e dunque migliaia di posti letto belli e pronti), come il giornalista cattolico Mario Giordano ha recentemente illustrato e documentato.

Credo che, interpretando correttamente le sacre Scritture, il cambio di destinazione, anche solo temporaneo, attuato da questi pochi parroci sia collocabile tra l’eccesso di zelo e la profanazione del Tempio.

Mi sorge il sospetto che questi parroci, più che la volontà di Dio, abbiano voluto compiacere quella, assai meno importante, ma molto più vicina, del suo rappresentante in Terra.

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