• Giglio Reduzzi

Giustizia all'italiana


In materia di Giustizia ci sono alcune cose che non capisco.

Primo.

Se tutti i partiti sono d’accordo nel ritenere che una sentenza ritardata equivale ad una giustizia negata, perché i tempi per la celebrazione dei processi vengono allungati, anziché accorciati?

Infatti l’eliminazione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio prefigura un allungamento ad infinitum dei tempi.

Dunque la misura va nella direzione opposta a quella desiderabile.

Se mai occorrerebbe una misura che costringa i giudici (almeno quelli di nuova nomina) a concludere l’iter entro tot mesi dall’apertura del fascicolo, punendoli se non rispettano la tempistica assegnata. (Ed, ovviamente, fissando limiti temporali ben precisi anche per gli avvocati difensori.)

Secondo.

Non capisco perché, nelle cause in cui il Pubblico Ministero risulti soccombente al primo grado, questi possa, come spesso accade, ricorrere in appello; visto che il suo ricorso viene fatto a spese dello Stato e, dunque, non costa nulla al PM, mentre costa parecchio alla controparte.

Non so cosa succede in altri Paesi per quanto concerne il mio primo dubbio (quello sulla prescrizione), ma, per quanto attiene al secondo, so di sicuro che esistono fior di democrazie, come gli USA, in cui il PM non può ricorrere in appello se soccombe al primo grado.

Terzo.

Non capisco perché, ogniqualvolta viene formulata una sentenza, poi ci vogliano tre mesi per depositare le motivazioni, quasi che la sentenza sia stata raggiunta senza aver prima maturato un convincimento.

Novanta giorni sono il tempo che Stephen King impiega per scrivere un romanzo!

Oltre tutto una giustizia più veloce (che passa anche attraverso la sospirata digitalizzazione degli uffici) renderebbe meno frequente il ricorso alle odiose scorciatoie offerte dalla Mafia.

Non a caso la criminalità organizzata fiorisce là dove maggiore è l’inefficienza dei percorsi legali.





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