• Giglio Reduzzi

Gli errori di cui non si parla

In genere, in Italia, si criticano i politici solo quando non sono più in attività.

E’ successo con Giorgio Napolitano, sta succedendo con Mario Draghi e, prima o poi, succederà anche per Sergio Mattarella.

Ora parlare male di quest’ultimo è tabù.

Ma, non appena non sarà più al Colle, sarà impossibile non rimproverargli un paio di cose.

Per esempio non ricordargli l’errore compiuto nel 2019 quando si rifiutò di sciogliere le Camere, pur avendo rilevato, in base al risultato delle elezioni europee, che la composizione del Parlamento non rispettava più il sentimento nazionale, pur essendo trascorso solo un anno dalle elezioni politiche da cui quelle Camere erano uscite.

Tutti sanno che nessun tipo di elezione, neppure quelle “politiche”, rappresenta il pensiero del popolo meglio di quanto facciano le “europee”.

Non è un caso che il risultato di quelle elezioni sia sovrapponibile (ed in un caso identico) a quello delle elezioni politiche appena concluse. Ecco i dati principali:

CDX: 49% nel 2019, 44% nel 2022

PD: 23% nel 2019, 19% nel 2022

M5S: 17% nel 2019, 17% nel 2022

E non è un caso che, quando si ricorda l’exploit di Matteo Renzi, si cita quello (40%) da lui assicurato al PD alle elezioni europee.

Lo scioglimento anticipato delle Camere avrebbe evitato, per esempio che:

1) durante il flagello del COVID il Ministero della Salute fosse retto da un rappresentante del più piccolo partito politico d’Italia;

2) l’Italia parlasse al mondo attraverso… Luigi Di Maio.


Difficile sarà anche non ricordare a Sergio Mattarella l’errore di non aver sciolto le Camere nel 2020, dopo che queste avevano stabilito la drastica riduzione del numero dei parlamentari.

Infatti egli sapeva che, di lì a pochi mesi, il suo mandato sarebbe scaduto e che, di conseguenza, l’elezione del suo successore sarebbe avvenuta, come di fatto è stato, ad opera di un Parlamento destinato a mutare anche quantitativamente, (oltre che qualitativamente, come indicato dalle elezioni europee).

Anche qui non si è trattato di un errore di poco conto, perché ora il Capo dello Stato, che è lo stesso Mattarella, si trova a coesistere con un Parlamento che è completamente diverso da quello che lo ha eletto e che peraltro costituiva e continua a costituire l’unica fonte della sua legittimazione.

Ecco perchè il nuovo governo Meloni ha in agenda l’elezione diretta del Capo dello Stato.

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