• Giglio Reduzzi

Il mercato parallelo dei vaccini


Ho visto fior di giornalisti aggredire verbalmente un signore, solo perché aveva promesso ad alcuni governatori di procurare loro dei vaccini aggiuntivi rispetto a quelli ordinati dall’UE.

Evidentemente quei giornalisti ignorano come si svolgono le operazioni commerciali a livello internazionale, anche se, occorre dirlo, quel signore non si era spiegato molto bene.

La verità tuttavia è abbastanza semplice.

Le grandi aziende, come la Pfizer, generalmente operano attraverso importatori/distributori, ciascuno competente per una determinata zona geografica, i quali, a loro volta, si avvalgono di dealers locali.

Nel caso della Pfizer, i dealers sono le farmacie.

I rapporti tra la casa produttrice ed il distributore sono regolati da contratti aventi valore di legge.

Di fronte alla gigantesca ed insolita richiesta di vaccino sollevata dall’epidemia, le aziende produttrici hanno ritenuto, in via eccezionale, di potersi sottrarre, in tutto od in parte, agli obblighi derivanti dai loro contratti con gli importatori/distributori e cioè di fornire il vaccino direttamente agli Stati e perfino alle associazioni tra Stati (tipo UE).

Quindi, se mai, il così detto mercato parallelo è quello della vendita diretta agli Stati, non quello che si sviluppa attraverso i canali abituali che si sono consolidati nel tempo.

Ne consegue che, ove un commerciante riuscisse nella non facile impresa di procurarsi del vaccino attraverso i canali abituali, non commetterebbe nessun arbitrio ed anzi meriterebbe di essere trattato con molto riguardo.

Infatti la sua offerta presuppone che egli abbia scoperto l’esistenza, in una determinata area, di un distributore Pfizer dove lo Stato ospitante non aveva provveduto a stipulare un contratto diretto con la casa madre, oppure, più verosimilmente, aveva stipulato un contratto lacunoso, per esempio senza la clausola di esclusività.

Trovo difficile che una grande azienda, anche in presenza di un’epidemia, voglia correre il rischio di alienarsi l’intera rete distributiva, rifiutandosi tout court di fornire il vaccino.

Tanto più che, in condizioni normali, è la casa madre che, al fine di tutelare la propria capacità produttiva, generalmente impone quote minime di fornitura ai suoi distributori.

(Ecco perché vediamo tutta quella pubblicità in TV!)

Tutt’al più dirà loro che, in questo particolare caso, dovranno accontentarsi di termini di consegna più lunghi del solito.

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