• Giglio Reduzzi

Il sorpasso

Aggiornato il: 28 gen 2019

Non è un mistero che, nonostante l’invito di Cristo agli Apostoli di andare per il mondo ad annunciare il Vangelo ad ogni creatura, la sua Chiesa si sia diffusa quasi esclusivamente sulle gambe dell’Impero Romano.

Difatti, in Cina, dove i romani non sono mai arrivati, Cristo continua ad essere un perfetto sconosciuto, benché siano passati 2000 anni da quella esortazione.

E non mi si venga a dire che non è così, perché tutti sappiamo che, tra patriottici e non patriottici, i cristiani sono solo lo zero virgola percento.

Cito la Cina perché si tratta di un miliardo e mezzo di persone, che da sole fanno un quinto della popolazione mondiale.

In Pechino si trova tutto, ma serve una guida esperta per trovare un tempio.

Di qualsiasi religione.

Il che dimostra, è vero, che i cinesi sono poco religiosi, ma anche che l’invito di Cristo all’evangelizzazione è stato lasciato cadere nel vuoto.

Non a caso, in Cina, ci si ricorda solo di Matteo Ricci (1552-1610).

La situazione dei cristiani in India (altro miliardo di anime) è persino peggiore, benché in questi casi si tratti di una popolazione con un elevato grado di religiosità.

Del Medio Oriente e del Nord Africa meglio non parlarne.

Qui, non solo il Cristianesimo non è andato avanti, ma, dopo la diffusione iniziale, è addirittura retrocesso.

I quattro Patriarcati dei primi secoli (Alessandria, Gerusalemme, Antiochia, Costantinopoli) sono scomparsi.

Quando il Patriarca di Costantinopoli (Bartolomeo) dice messa nella cattedrale di S. Giorgio, nella sua chiesa ci sono meno fedeli che a Sotto il Monte Giovanni XXIII.

Uno dei massimi elaboratori della dottrina cristiana, Sant’Agostino, era vescovo di Ippona, nell’odierna Algeria, che non si può certo definire un Paese cristiano.

Al Cristianesimo è rimasta l’Europa e, sulla scia delle emigrazioni, l’America; ma con tutte le divisioni che conosciamo.

La verità, a mio avviso, è che il mancato proselitismo fa parte della natura stessa della dottrina cristiana.

Tutte le altre religioni monoteiste mettono al centro delle relazioni umane la Giustizia. Cioè la legge del taglione.

Noi cristiani, invece, ci mettiamo l’Amore.

A noi viene detto: Perdona settanta volte sette. Se ti percuotono su una guancia, offri l’altra.

E con questi sentimenti non puoi andare lontano.

Parti con l’intento di evangelizzare gli abitanti di un villaggio africano e poi finisci per scavargli un pozzo.

Parti per fare il prete e finisci per fare il geometra.

Cioè a fare, in piccolo, quello che i cinesi vanno a fare in grande.

Ai musulmani viene additato un altro percorso.

Per esempio quel proselitismo che per i cristiani è un semplice motivo di merito per loro è un comando da eseguirsi con qualsiasi mezzo.

Non a caso, mentre Cristo era uomo di pace, Maometto era essenzialmente un guerriero.

Coerentemente, dalla costituzione dell’Islam e sino al secolo scorso, i regimi musulmani non hanno fatto altro che muovere guerra al resto del mondo, ed in particolare all’Europa.

Il nostro continente si è trasformato nel tempo in una fortezza in funzione anti-islamica.

Dei cinque patriarcati cristiani che esistevano ai tempi di Maometto (quelli già menzionati più quello di Roma), già da secoli ne è rimasto in piedi solo uno: quello di Roma, protetto dalle solide mura leonine.

Ma quanto durerà?

Il massiccio movimento migratorio dall’Africa all’Europa, essendo formato essenzialmente da musulmani, sta facendo vacillare il primato cristiano in tutta Europa.

Anche le fonti più insospettabili (tipo Avvenire) prevedono che entro il 2070 (anche per effetto del diverso quoziente di natalità) gli islamici saranno più numerosi dei cristiani.

Vista l'impossibilità dell'integrazione, già ora ci sono intellettuali in Francia che pensano di attribuire lo status di città autonome alle enclave musulmane che si sono formate spontaneamente in territorio francese, in modo che i loro abitanti siano liberi di viverci secondo la loro legge (Sharia).

In buona salute si trova solo la Chiesa ortodossa russa, in quanto essa viene strenuamente difesa dal suo governo nazionale.

Cosa che non avviene negli altri Paesi europei, dove la separazione dello Stato dalla Chiesa è più netta.

Sotto questo profilo, dal punto di vista cristiano, la divisione tra il Patriarcato di Costantinopoli e quello di Mosca, avvenuto nel 1686, è da considerarsi una benedizione del Cielo.

Perché è facile arguire che senza quella separazione (ora diventata scisma), come è caduta Costantinopoli, così sarebbe caduta Mosca.

Dunque è prevedibile che attorno al 2070 ci sarà il sorpasso.

Però non quello che ci aspettavamo da piccoli, quando i catechisti ci dicevano che prima o poi tutti gli uomini si sarebbero convertiti al Cristianesimo, bensì il sorpasso nella direzione opposta: che prima o poi tutti i cristiani avrebbero cessato di essere maggioritari.

E se il 2070 vi sembra essere una data troppo lontana per poter essere identificata con tanta sicurezza con un tale spartiacque, pensate che, se essa non potrà essere vissuta da noi, certamente lo sarà dai nostri nipoti.

Dunque non è tanto lontana come appare.

Molto dipenderà dai flussi migratori.

Se essi continueranno ad essere facilitati, come –sorprendentemente- sta facendo l’attuale Gerarchia cattolica, allora la data dell’effettivo sorpasso si avvicinerà (e sarà contento Erdogan).

Se, viceversa, questi flussi migratori saranno contrastati, come – fortunatamente- sta facendo Matteo Salvini, allora questa data si allontanerà.

Ma il sorpasso –ahimè- presto o tardi ci sarà.


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