• Giglio Reduzzi

Impossibile essere giudici di sè stessi


Ogni volta che si presenta in TV, Giuseppe Conte si fa un vanto di raccontarci quante ore di duro lavoro egli trascorra nei suoi uffici per stilare i numerosi e massicci documenti che egli, in omaggio ad una prassi da lui iniziata, prima ci annuncia, poi, a seconda delle reazioni, rielabora ed alla fine (con inevitabile ritardo e perdita di efficacia) trasforma in pseudo-decreti.

L’uomo non si rende conto, così facendo, che egli altro non fa che evidenziare la propria inettitudine a ricoprire quel ruolo.

Infatti tutti i suoi predecessori, nessuno escluso, hanno sempre impiegato metà di quel tempo, pur in presenza di altrettanto litigiose alleanze di governo.

Tra l’altro gli insoliti decreti che escono da Palazzo Chigi (che, badate bene, molto spesso non sono Decreti Legge, ma semplici “Decreti del Presidente del Consiglio”), pur essendo voluminosi (centinaia di pagine) non sono neppure chiari.

Inoltre usano lo stesso incomprensibile linguaggio burocratico che veniva usato quando gli italiani erano più sudditi che cittadini.

Alla faccia della tanto invocata semplificazione legislativa!

Per esempio, al posto di dire “E’ vietato uscire di casa”, si dice ancora “E’ fatto divieto assoluto di lasciare l’abitazione”, ecc. ecc.

La verità è molto semplice: è impossibile essere giudici di sè stessi.

Difficilmente un uomo si rende conto della propria insufficienza a ricoprire un certo ruolo, soprattutto se viene trattato con gli stessi onori che venivano riservati a coloro che quel ruolo rivestivano con dignità.

E’ chi sta sopra di lui che dovrebbe rendersene conto.

A meno che faccia parte anche lui della stessa categoria di persone.

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