• Giglio Reduzzi

Sbarco non significa salvataggio

Aggiornamento: 6 nov

Pare che Bruxelles abbia chiesto a Giorgia Meloni di far sbarcare in Italia i migranti presenti sulle navi ONG.

Spero che il nostro nuovo Premier abbia risposto picche, perché sbarco non significa salvataggio.

Il salvataggio avviene quando la nave ONG getta il salvagente all’incosciente emigrante, lo issa sulla propria solida imbarcazione e lo rifocilla.

Questo si chiama salvataggio e configura un’operazione nobile, a patto che si verifichino due condizioni:

a) che l’intervento sia avvenuto a seguito di una operazione di search and rescue autonomamente intrapresa, (invece che -come spesso avviene- su coordinate gentilmente fornite da Alarm Phone o dagli stessi scafisti),

b) la nave ONG non chieda (come sovente capita) di sbarcare le persone salvate in un Paese diverso da quello di cui porta la bandiera.

Infatti non c’è nulla di nobile nel dirigere la nave esattamente dove ti chiedono di andare, anziché dove vorresti andare tu.

Tanto meno nello sbarcare i migranti in casa d’altri, lasciando a quest’ultimi l’onere di mantenerli per il resto della loro vita.

In tal caso, la nave non si comporta da soggetto salvatore, bensì di semplice soggetto traghettatore.

Più che a un salvataggio sembra uno scaricabarile. Un far la carità a spese altrui.

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