• Giglio Reduzzi

Omosessualità

Se appartenete al gruppo di coloro che non credono in Dio ed in una seconda vita migliore di questa, avete tutto il diritto di ricercare la felicità in questa che state vivendo.

In altri Paesi ci sono leggi costituzionali che prevedono proprio questo.

Però, per favore, fatelo secondo natura.

Se siete nati maschi, fatelo da maschi. Se siete femmine, fatelo da femmine.

Se siete nati maschi ma vi sentite femmine, pazienza: andate al cinema, andate in montagna, andate al mare, ma per favore non modificate il vostro aspetto per sembrare la donna che non siete. Sareste solo ridicoli!

Soprattutto, non sposatevi.

Né con un uomo, per il fatto che creereste una non-famiglia

(e se tutti facessero come voi il mondo finirebbe), né con una donna vera, perché fareste l’infelicità di entrambi.

Ci vuol poco a capirla. Non serve essere filosofi.

Lo so: oggi è di moda dire il contrario.

Ci sono persino degli ecclesiasti che lo sostengono, ma forse lo dicono per un loro personale interesse.

A dirlo sono soprattutto i sacerdoti cattolici che, poveretti, hanno scoperto la forza del sesso solo dopo averlo pubblicamente ripudiato e per i quali, dunque, il più accessibile amore omosessuale spesso assume un valore prettamente vicario.

Fortunatamente ci sono ancora persone che osano andare contro corrente.

E’ il caso di Silvana De Mari, che recentemente ha scritto su La Verità un bell’articolo in difesa della famiglia tradizionale e con la quale mi sono complimentato nei seguenti termini:


“Ho letto il Suo articolo su La Verità di oggi.

Che bello!

Immagino che darà la stura ad una nutrita serie di commenti, perché, pur raccontando la sacrosanta verità, è decisamente controcorrente.

Anzi “fuori dal coro”, perché il termine “controcorrente” ricorda la trasmissione di Veronica Gentili (la quale è tutt’altro che controcorrente rispetto al pensiero unico, quale si è venuto a delineare negli ultimi anni).

Anch’io ho sempre pensato (pur non avendo mai trovato il coraggio di dirlo apertamente), che l’omosessualità non fosse di natura genetica, ma dipendesse dal contesto in cui il ragazzo cresce.

Se trova un ambiente ostile, l’amore adolescenziale -che è sempre tra persone dello stesso sesso- rimane solo il primo stadio di quello “ naturale” tra uomo e donna, che si svilupperà più tardi, magari sui banchi dell’università, ma non su quelli del liceo.

Se trova un ambiente favorevole, c’è il forte rischio che si prolunghi per tutta la vita, dando luogo ad una relazione non naturale tra persone dello stesso sesso.

E siccome la società odierna chiude un occhio (e spesso entrambi) sulle relazioni omosessuali (cfr. sfilate del Gay Pride), ecco che oggi ci troviamo a difronte (almeno questa è la sensazione) ad un crescente numero di relazioni omosessuali.

Ma è tutta questione di contesto. Mai, o quasi mai, una questione genetica.

La speranza è che si tratti di una moda passeggera che il nuovo governo contribuirà a spazzare via. “


In materia di omosessualità o, meglio, di omoerotismo (come direbbe Silvana De Mari), qualche burlone ha scritto che, vista la rapidità con cui alcuni governi sono passati dalla persecuzione alla tolleranza, ora il timore è che si passi dalla tolleranza all’ obbligatorietà (come sperimentato in altri ambiti.)

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