• Giglio Reduzzi

Accenni di modernizzazione

Aggiornamento: 21 feb 2019

Anni fa scrissi un saggio dal titolo “La modernizzazione può attendere: l’Italia non è pronta”.

Lo potrei riscrivere ora, con pochi cambiamenti.

Si dà infatti il caso che, mentre allora era tutto il Paese a non essere pronto per la modernizzazione, ora lo sia solo per la parte che non ama questo governo, ma, purtroppo, continua ad avere un grosso potere.

Un potere che, oltretutto, viene spesso esercitato in sfregio alla Costituzione perché, come si sa, la nostra legge fondamentale prevede che la sovranità appartenga al popolo ed ora il nostro popolo, grazie a Dio, si trova nella inedita situazione di avere un governo che, bene o male, lo rappresenta.

Purtroppo questo inaspettato allineamento non piace a tutte quelle istituzioni che hanno, o si arrogano, il diritto di frenare e/o correggere l’azione governativa.

Lo si è visto sin dalla formazione di questo esecutivo, quando il Presidente della Repubblica ha condizionato il suo via libera al rimaneggiamento della composizione ministeriale.

E lo si è continuato a vedere in seguito, quando il governo è stato costretto ad andare a Canossa per trattare la propria sopravvivenza con Moscovici.

Oppure quando la Magistratura ha deciso che il ministro più amato dagli italiani dovesse essere processato per sequestro di “clandestini”.

Che è la cosa più scandalosa che potesse capitarci, ma alla quale i giudici ci avevano abbondantemente abituati sin dai tempi di Silvio Berlusconi.

Il che, tra parentesi, ci induce a meditare sulla maggior fortuna che ebbe in passato la sinistra italiana, che mai si trovò a dover combattere l’ostilità di alcuna istituzione para-governativa (Presidenza, Magistratura, Sindacati) e poteva persino permettersi il lusso di perseguire obbiettivi invisi al popolo (tipo ius soli, riforme costituzionali e migrazioni senza limite).

Il fatto, come sostiene l’Opposizione, che il governo attuale abbia tutti contro, compresa l’Unione Europea, è tutt’altro che una colpa.

Infatti, se alle imminenti elezioni europee, come tutto fa presagire, il partito di Salvini (che costituisce l’ossatura di questo esecutivo) ed i suoi partner europei dovessero primeggiare, l’Italia farebbe un figurone continentale, perché il suo attuale isolamento si trasformerebbe ipso facto in forza anticipatrice del cambiamento.

Purtroppo il fatto che l’attuale compagine governativa sia frutto, non di un’alleanza tra persone che siedono dalla stessa parte del tavolo, ma di un contratto tra persone che siedono da lati contrapposti, fa sì che ogni singolo provvedimento, specie se inedito, debba essere “contrattato”, prima che arrivi in Parlamento.

Il che significa che esso approda in aula confezionato in ogni dettaglio, con ciò privando i deputati delle loro prerogative. Ossia ponendoli di fronte alla sola scelta tra prendere e lasciare.

Anche questa è una novità assoluta, cui, per il momento, ci dobbiamo rassegnare.

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