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  • Immagine del redattoreGiglio Reduzzi

Una regola assurda

La regola del 3% è assurda.

Mi riferisco, ovviamente, alla regola comunitaria secondo cui gli Stati membri non possono spendere più di quanto non prevedano di incamerare nell’arco di un anno, aumentato del 3%.

L’assurdità è proprio qui, cioè nel rapportare il disavanzo all’anno solare.

Così facendo si condannano gli Stati all’immobilità: chi è indietro rimarrà sempre indietro e chi è avanti rimarrà sempre avanti.

Non mi pare che occorra essere economisti per capire che difficilmente un governo nazionale può trovare le misure giuste per obbedire alla regola (sia che si tratti di espandere l’economia che di comprimerla) nell’arco di un solo anno.

L’economia ha regole che non seguono il calendario.

E’ da un secolo che Francesco Vito (economista e successore di Agostino Gemelli come rettore dell’Università Cattolica di Milano) ha scoperto e studiato i cicli economici; che peraltro ricordano l’alternarsi delle stagioni economiche di egiziana memoria (vacche grasse/vacche magre).

Non si capisce perché in Europa le misure finanziarie debbono essere legate all’anno solare e non al ciclo economico.

Il ciclo è negativo? Si corre ad investire a costo di sforare la regola del 3%.

Il ciclo è positivo? Si opera nella direzione opposta. Al limite non si fa nulla.

In Italia di regole fisse ce ne sono già sin troppe.

Si pensi all’IMU sulle case, che è espressa in misura fissa, sia che il valore commerciale dell’immobile salga, sia che esso decresca.

E’ un’assurdità che i Paesi più attenti del nostro (il Canada per esempio) evitano accuratamente.

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